La Storia

            
La prima data emersa dalle vecchie mura segna l’anno 1033, poi, successivamente, compare nelle antiche carte topografiche custodite nell’archivio della biblioteca Bertoliana di Vicenza come antica locanda con data 1252. Dopo l’apparizione della Madonna sopra un “zocco de legno”, nel 1267 parte l’annuale ricordo di fede che da inizio all’antica fiera del zocco.
Infatti la manifestazione, che ora è tra le più importanti del Veneto, nasce nel piazzale del ristorante e il gastaldo, che ora chiamiamo gestore del locale, era il beneficiario delle tasse a carico delle bancarelle di varia mercanzia che venivano a vendere in occasione della ricorrenza “del primo luni dopo l’oto settembre”. Nel 1555 gli allora proprietari dell’immobile, la famiglia Da Roma di Vicenza, vendono la locanda a causa di uno scelleratissimo figlio di nome Galeazzo che depauperò la loro fortuna ( c’è una lapide che ognuno di noi può ancor oggi vedere in corso Palladio a Vicenza, sotto i portici vicino al cinema Odeon che ricorda questo).
Si deve poi sapere che a Vicenza c’era la fiera dei oto e i vicentini erano molto gelosi della loro tradizionale sagra, quindi volevano acquistare il locale per sopprimere la fiera del zocco. Al tempo della Repubblica di Venezia, gli atti notarili venivano fatti solo a Venezia , e per pochi giorni l’acquisto saltò in quanto un altro acquirente si aggiudicò la locanda.

 

 

Il nuovo proprietario Girolamo Priuli, camerlengo (notaio) della Repubblica, fiutò l’affare e la comprò lasciando a bocca amara i vicentini. Quattro anni dopo, nel 1559, Girolamo Priuli divenne DOGE di Venezia e fu un Doge molto importante per la Repubblica di Venezia. Fu lui a sancire con un atto notarile la validità legale della fiera del zocco. La proprietà rimase in possesso della famiglia Priuli per 300 anni, fino al 1850, poi passò di mano ad altre famiglie importanti: Teso, Cecchinato, Giacomin, Reschiglian.

 

 

Il Doge Girolamo Priuli commissionò molte costruzioni ad Andrea Palladio, tra cui la chiesa di San Giorgio a Venezia, e nel cortile di Palazzo Ducale a Venezia fece erigere le due statue di colossi della scalinata, tuttora visibili.

 

 

 

Per la sua fedeltà al Pontefice, e non al concilio di Trento , il 10 giugno 1564 Pio IV donò il palazzo San Marco di Roma al Doge Girolamo Priuli, dopo avergli mandato personalmente una palma benedetta a forma di rosa, che il Priuli aveva provveduto a donare all’immagine della Madonna del Zocco. Il Doge Priuli poi lo farà chiamare Palazzo Venezia. La tradizione di regalare una rosa il 10 giugno di ogni anno da parte del gestore del ristorante a tutti gli avventori, resiste nel tempo.
In occasioni speciali vengono esposte alcune monete coniate sotto i Dogi Priuli. Il pezzo più importante è uno zecchino d’oro del Doge Girolamo Priuli.

 

 

 

Il 26 settembre 1786, dopo la visita fatta a Vicenza, Johann Wolfgang Goethe sosta al Zocco a causa di una ruota della carrozza andata in pezzi proprio davanti alla locanda. All’interno del ristorante Al Zocco è conservata una targa in pietra in ricordo della sua sosta durante il ” viaggio in Italia”.

 

 

 

 

 

Nel 1797 dopo aver fatto cadere la Repubblica di Venezia, saccheggiato e derubato anche la città di Padova, Napoleone fa tappa di ritorno a Grisignano di Zocco. Le truppe francesi si accamparono per la notte nella Barchessa del Zocco. A Padova i militari francesi avevano derubato anche la basilica di San Antonio di preziose tele e oggetti, ma più di tutto le reliquie del Santo. Nottetempo, però, i frati minori del Santo si ingegnarono a recuperare almeno le reliquie facendo un’avventurosa missione, riportando felicemente a casa il Santo nella sua città, Padova.

 

 Da ricordare l’uccisione di tre valorosi veneti davanti alle arcate del Zocco avvenuta per il grido di VIVA SAN MARCO, e la distruzione del Leone di San Marco in pietra, delle Statue e del Timpano della Barchessa al Zocco da parte dei militari francesi. Furono piu’ di 1000 i Leoni di San Marco in pietra eliminati o scalpellati, nel Veneto..
I soldati francesi massacrarono moltissimi veneti , fucilando senza misericordia, esponendo i condannati alla berlina e marchiandoli all’uso medioevale col bollo rovente sulla spalla.
Anni terribili furono quelli del dominio napoleonico, e ne seguirono altri sotto il dominio austriaco
Nel 1917 Ernest Hemingway sostò per alcuni giorni presso la locanda al zocco e ricordò questo fatto nei suoi scritti di guerra nel giornale americano toronto star.

 

Nel 1944, per alcuni mesi, la barchessa del zocco fu adibita a presidio militare nazista e fu un centro strategico per i soldati tedeschi. Il posto era molto pericoloso soprattutto per i partigiani. Durante il restauro, sono stati trovati alcuni oggetti nazisti oltre ad una grande bandiera nazista disegnata sul muro (che in seguito è stata rimossa su richiesta dei proprietari della struttura).
Un altro importante ritrovamento avvenuto durante il restauro dell’edificio è la scritta rinvenuta su una trave del granaio: “aqui pasò San Ignacio Lopez de Loyola ora pro nobis”.
Dal 1968 al 1990, nella sala detta DI MONTECITORIO vennero decisi i più grandi scioperi nazionali e regionali d’Italia. Il ristorante al Zocco era punto d’incontro dei vari sindacati cgil cisl uil.  Si ricordano Pierre Carniti,Giorgio Lama, Bruno Oboe e Luciano Violante.

 

Infine, come non ricordare i film girati qui da Sofia Loren e Marcello Mastroianni in La moglie del Prete o Ugo Tognazzi nel Commissario Pepe.

 

 

 

Varie personalità della politica della cultura e dello spettacolo hanno fatto tappa per gustare la poenta e baccalà e i bigoi. Tra i molti citiamo Vittorio Salvetti, vero appassionato del locale dove intuì il Festivalbar proprio dal juke-box del zocco (negli anni 60 arrivavano qui decine di pullman di giovani per sentire le canzoni), Dario Fo, Charles Aznavour, Mariano Rumor,Gianni Agnelli, Raffaella Carrà.
Il Ristorante Al Zocco è da sempre punto di riferimento per gli studenti dell’Università di Padova, scelto per festeggiare il coronamento del proprio percorso di studi. Nel periodo di chiusura per restauro del famosissimoCaffè Pedrocchi di Padova, le tradizionali cene delle matricole vennero spostate proprio nei locali del Ristorante Al Zocco.

 

LA VECIA CESETA DEL SOCO
Su larga strada fora de man tuta a buse abandona’
ghe ze na vecia Ceseta maridota e diroca’,
un quadro dea Madona tuta quanta impolvara’
un lumin che ze stua’ da diversi anni fa’,
un vaso rusinio senza acqua, senza un fiore,
che tristezza tut’intorno a vardar te struca el core.
Se avisina na veceta, che un tempo stava la’;
la te vede ala Ceseta cosi’ bruta e rovina’
senza un fiore nel vaseto, con lumin che ze stua’
o “Madona Benedeta”, piu’ nesun ze vegnu qua’!
la se dise la veceta tuta quanta ratrista’,
anche mi “Madona Santa i me ga’ desmentega’.
E la va sta pora dona con l’amore dentro al core,
par che la mormora a la Madona dove seo finio l’amore?
Sta vegnendo par de strada un grupeto de tosati,
i sta tornando da una gita stanchi morti e afamati,
con i ga’ visto la tratoria del Soco i se ferma a magnare,
dopo du pasi vista la Ceseta i se ferma a pensare.
Un de lori dise: “tosi” ze ancor presto par tornare,
e cosi’ dal dito e fato un te cava dee scarpie,
un’altro lucida el quadro, un altro serca e trova un fiore,
a ze beo vardar sti tosi lavorare con tanto ardore.
Po co i ga’ impisa’ el lumin i se ferma e i prega un fia’
e i va via contenti e allegri par quel l’ato de pieta’.
Quel ciareto tremolante par chel’fassa un gran splendore,
par de vedere dee rose, su quel vaso con quel fiore,
la “Madona” soridendo par che la mormora:
“si o Signore ghe ze ancor un fia’ d’amore”.
Alessandro G. Rossi

Foto di ALESSANDRO ROSSI
Poeta dialettale vissuto a Grisignano di Zocco (1920-92)

Foto del gruppo corale EL SOCO, uno dei più importanti e conosciuti del Veneto, in concerto, nella Basilica della Madonna di Loreto (2006)

Le generazioni future devono sapere che le origini della Fiera del Zocco partono dalla Ceseta del Zocco e dallaLocanda al ZoccoQuesta e’ la sola e vera storia della Fiera del Zocco .

 

 

 
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