Contributo Veneto al Movimento Cattolico Italiano
Silvio Tramontin
Le origini dell’Opera dei Congressi sono origini venete. È il Circolo della Gioventù Cattolica “San Francesco di Sales” di Venezia che ha l’idea di promuovere, come era già avvenuto in Francia, in Belgio e in Germania, un congresso di tutti i cattolici italiani. Constatando che si trattava di un’opera improba, limitò il Congresso, che si tenne a Venezia nell’ottobre del 1871, ai cattolici veneti.
I tempi sono ormai maturi; ci sono esempi di altre nazioni che si possono imitare, c’è per Venezia e per tutta la cristianità una ricorrenza importante: si celebra il terzo centenario della vittoria di Lepanto cui contribuirono molte nazioni cristiane dell’Europa e che valse ad arrestare l’avanzata turca. Quindi si diceva: come si è ritrovata nel 1571 l’unità per combattere i turchi, allontanandone la minaccia dalla cristianità, oggi è necessario ritrovare quell’unità per combattere i “nuovi turchi” che per i cattolici veneziani e veneti erano i liberali, lo stato italiano. Ecco perché giustamente una delle prime opere sul movimento cattolico, scritta da Spadolini, porta il titolo “L’opposizione cattolica”. Come prima ci si era opposti ai turchi, così ora era necessario opporsi ai liberali.
Siamo in un periodo in cui domina il liberalismo di destra con tutta quella produzione di leggi anticlericali che in quel periodo erano state emanate e che il Veneto aveva sentito ancora di più perché proprio a cavallo dell’annessione (1866-1867) era stata varata dal governo ancora subalpino tutta una serie di leggi anticlericali come quella relativa alla soppressione degli ordini religiosi.
In quella riunione, svoltasi nelle due chiese di Santa Maria del Rosario (detta dei Gesuati), la cui festa era stata appunto istituita da San Pio V dopo la vittoria di Lepanto, e dei Santi Giovanni e Paolo, si lancia l’idea di tenere entro tre anni il primo congresso nazionale. La scadenza venne rispettata e nel 1874 sempre a Venezia, presente il patriarca Trevisanato, ebbe luogo il primo Congresso dei cattolici italiani. È dunque da Venezia che parte questa opera che per il momento si chiamerà “Opera dei Congressi”. C’è una specie di primogenitura veneta nel movimento cattolico italiano anche se è da precisare che l’Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici non sarà l’unica, ma certamente la più consistente, quella che cammina di più con l’approvazione dei Vescovi e della Santa Sede, rispetto ai cattolici liberali e ai cattolici
conservatori, che pure si muovevano, ma erano piccoli gruppi.
Va poi sottolineata l’effettiva presenza dei veneti nella dirigenza dell’Opera dei Congressi, una presenza di rilevanza tale da portare all’accusa di “venetismo”. Tra i sessanta membri del Comitato permanente, da cui veniva eletta la presidenza e il consiglio direttivo, vento erano veneti. Volendo citare alcuni presenti nel Comitato permanente, si devono citare: mons. Schievano, mons. Alessi (noto anche per l’assistenza agli universitari e le scuole di religione), Giuseppe Sacchetti, mons. Gaetano Roncato (per un certo periodo anche presidente del Comitato regionale), il conte Carlo Fracanzani.
Silvio Tramontin
[Testo tratto dall’opuscolo: Premio giornalistico San Francesco di Sales, Roma 24 gennaio 1991, Contro
Russia Ecumenica]