La storia del Ristorante Al Zocco
A cura di Marco Rampazzo
Le origini del Zocco sono sospese tra storia e leggenda.
La prima data emersa dalle fondamenta dello stabile durante i restauri segna l’anno 1033, in epoca successiva, nelle antiche carte topografiche custodite della Biblioteca Bertoliana di Vicenza l’edificio è segnalato come antica locanda con data 1252. Secondo la tradizione, dopo l’apparizione della Madonna sopra un «zocco de legno», nel 1267 partì l’annuale ricordo di Fede che diede inizio all’antica Fiera del Zocco. Infatti la manifestazione – che attualmente è tra le più importanti del Veneto – nacque sul «Prà del Zocco», cioè nel piazzale dell’Osteria del Zocco, e il gastaldo (che ora definiremmo il “gestore del ristorante”), era il beneficiario delle tasse a carico delle bancarelle di varia mercanzia che venivano montate nei paraggi in occasione della ricorrenza «del primo luni dopo l’oto settembre».
Durante la guerra della Lega di Cambrai (1508-1516), nel 1513, Grisignano fu praticamente rasa al suolo dai nemici dei Veneziani (Silvestro Castellini, Storia della città di Vicenza) e venne ricostruita negli anni successivi. Questo fatto causò purtroppo la scomparsa di molti documenti. Ma anche l’Osteria del Zocco fu riedificata iniziando ad assumere, si ritiene, un aspetto simile all’attuale.
Nel 1555 gli allora proprietari dell’immobile, la famiglia Da Roma di Vicenza, vendettero la locanda a causa di uno scelleratissimo figlio di nome Galeazzo che depauperò la loro fortuna (a Vicenza, in Corso Palladio, c’è una lapide che ognuno di noi può ancora oggi vedere, sotto i portici vicino al Cinema Odeon, che lo ricorda). Si deve sapere che sin dal medioevo anche Vicenza aveva le sue fiere (Jacopo Cabianca, Fedele Lampertico, Vicenza e il suo territorio, 1861) e i Vicentini erano molto gelosi dei loro tradizionali mercati, quindi decisero di acquistare il locale per sopprimere la Fiera del Zocco. Ci provarono, ma pare che per pochi giorni di ritardo l’acquisto saltò, poiché un altro acquirente si era già aggiudicato la locanda.
Jacopo Tintoretto, Ritratto del Doge Girolamo Priuli.
Il nuovo proprietario fu Girolamo Priuli (1486-1567), che aveva fiutato l’affare e comprato l’immobile lasciando i Vicentini a bocca asciutta. Quattro anni dopo, nel 1559, Girolamo Priuli divenne Doge, e fu un Doge molto importante per la Repubblica Veneta. Fu proprio lui a sancire il riconoscimento legale della Fiera del Zocco, regolata con apposite disposizioni.
Stemma della casata dei Priuli.
La proprietà rimase in possesso della famiglia Priuli per 300 anni, fino al 1850, poi passò in mano ad altre famiglie importanti: Teso, Cecchinato, Giacomin, Reschiglian. Inevitabilmente, questi passaggi di proprietà hanno portato delle perdite di documenti, oggetti e testimonianze storiche.
Il Doge Girolamo Priuli commissionò molte costruzioni ad Andrea Palladio (1508-1580), tra cui la chiesa di San Giorgio a Venezia, e nel cortile di Palazzo Ducale a Venezia fece erigere nel 1567 le due statue dei colossi «rappresentanti Marte e Nettuno, sculture di Jacopo Tatti [1486-1570], detto il Sansovino», della scalinata, la quale «acquistò nome di Scala de’ giganti» (Storia dei Dogi di Venezia, Vol. II, Grimaldo, Venezia 1857).
Per la sua fedeltà al Pontefice (ma non al Concilio di Trento, di cui la Repubblica si limitò ad accettare gli esiti), il 10 giugno 1564 Pio IV (1499-1565, Papa dal 1559) donò al Doge Girolamo Priuli il Palazzo San Marco di Roma, dopo avergli mandato personalmente, «nella domenica dell’ulivo del 1561», «una palma benedetta lavorata a foggia di rosa, che venne, per ordine del Doge, messa vicino alla miracolosa immagine della Madonna di Monte Ortone nel padovano» (Andrea Da Mosto, I Dogi di Venezia), e il Monastero di S. Maria del Zocco era «membro del Monastero di Monteortone» (Angelo Portenari, Della Felicità di Padova).
Il Palazzo San Marco di Roma donato al Doge Priuli «affinché in quello avessero decorosa stanza i suoi ambasciatori» (Francesco Zanotto, Il Palazzo Ducale), poi chiamato Palazzo Venezia, diventò appunto l’ambasciata veneta presso lo Stato della Chiesa. Da questi due episodi storici è nato l’uso da parte del gestore del Ristorante Al Zocco di regalare una rosa agli avventori il 10 giugno di ogni anno: una tradizione che resiste nel tempo.
In occasioni speciali vengono anche esposte alcune monete coniate sotto i Dogi Priuli. Il pezzo più importante è uno zecchino d’oro del Doge Girolamo Priuli.
Secondo i documenti veneziani, dal 1666 la Fiera del Zocco godette della completa esenzione da dazi.
Zecchino d’oro del Doge Girolamo Priuli
Il 26 settembre 1786, dopo la visita fatta a Vicenza, Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) sostò al Zocco a causa di una ruota della carrozza («un legnetto ad un posto solo, a cui danno nome di sediolo») andata in pezzi proprio davanti alla locanda. All’interno del Ristorante Al Zocco è conservata una targa in pietra in ricordo della sua sosta durante il famoso “viaggio in Italia”. A quel tempo, da Vicenza si poteva raggiungere «Padova in tre ore e mezza», ma Goethe preferì godersi il paesaggio e non mettere fretta al vetturino. La sera di quel giorno, lo scrittore tedesco descrisse le nostre campagne annotando: «Si cammina in una pianura fertilissima, sempre in direzione di mezzogiorno e levante, fra siepi ed alberi, senz’altra vista, in fino a tanto poi sorgono a diritta monti bellissimi, i quali corrono da mezzodì a levante. La quantità di piante di frutta fra le siepi, sui muri, sotto gli alberi, non si può descrivere. Si vedono zucche le quali opprimono i tetti del loro peso, e cocomeri meravigliosi, i quali pendono dalle travi e dalle spalliere».
Joseph Karl Stieler, Ritratto di Goethe
L’Osteria del Zocco in una carta del Settecento (gentile concessione dell’Archivio di Stato di Padova)
Divise veneziane del Settecento in una rievocazione storica (fotografia di Giancarlo Capaldo)
Nel 1797 Napoleone, dopo aver fatto cadere la Repubblica di Venezia (12 maggio 1797) e dopo aver anche saccheggiato Padova, fece tappa di ritorno a Grisignano. Le truppe francesi passarono più volte avanti e indietro per Grisignano e si accamparono nella barchessa del Zocco. A Padova i militari francesi avevano derubato anche la basilica di Sant’Antonio di preziose opere e oggetti di valore, ma più di tutto minacciarono di rapire le reliquie del Santo. L’Abate Giuseppe Gennari (1721-1800), memorialista padovano, il 22 maggio 1797 riporta che: «Oggi s’è effettuato l’altro spoglio della chiesa del Santo e so che, per redimere la lingua e il mento di S. Antonio, hanno dovuto convenire di pagare ducati […], e io vidi i padri conventuali che andavano accattando per le case.» (Notizie Giornaliere, Vol. 2).
Secondo quanto si legge in un altro manoscritto: «[i francesi] In un solo giorno […] spogliarono [la Basilica del Santo] del suo prezioso corredo, de’ vasi sacri […]. La sacrilega rapina commosse il popolo, il quale a turbe, chiamava sbigottito e piangente la vendetta del Cielo. […] Li religiosi esposero a pericolo la loro vita per resistere all’empietà dell’attentato, e le loro lacrime […] e la loro costanza […] ottennero di riscattarle» (manoscritto del 1802, Archivio Sartori).
Il 24 maggio 1797 Gennari concluse che: «Questa mattina i maladetti [sic] Francesi terminarono di spogliare S. Antonio dopoché i presidenti si obbligarono di pagar loro 1800 zecchini perché non portassero via, come minacciavano di fare, i due antichi reliquiari della lingua e del mento e non aprissero l’Arca per rubare la cassa d’argento dove stanno rinchiuse le ceneri del Santo. E il Santo tace e non fa uno de’ suoi miracoli?» (Notizie Giornaliere, Vol. 2). In realtà i maggiori studiosi sono concordi nel riconoscere che la basilica non fu “saccheggiata” nel senso radicale che possiamo dare a questo termine: pagò un tributo pesante in fatto di oreficerie liturgiche, ma ciò che venne prelevato non riguardò i reliquiari antoniani (che gli invasori si limitarono a minacciare di portar via), bensì manufatti inservienti il culto come calici, candelabri, pissidi e patene di uso quotidiano.
Va precisato che con l’espressione “reliquiari antoniani” si intendono quelli che contengono le reliquie del Santo.
Una parte delle ricchezze sottratte a Padova transitò anche per Grisignano, ma non è altro che fantasia l’aneddoto secondo cui Napoleone passando per Grisignano «portava con sé i tesori del saccheggio tra i quali le reliquie di Sant’Antonio. Nottetempo, però, i frati sarebbero riusciti a recuperare le spoglie del santo grazie ad un’avventurosa missione, riportandole nella Basilica» (come si legge in recenti opuscoli). Probabilmente la leggenda è nata a fine Novecento per un errore nella lettura dei manoscritti.
Infatti – come è stato spiegato – dopo il “lacrimevole spoglio” del 22 maggio 1797 guidato dal commissario Fortis, “l’avventura dei frati” fu quella di recuperare il denaro per pagare i francesi, e si svolse a Padova. In quei tristi frangenti fu fondamentale il ruolo del guardiano del convento del Santo, ovvero Bonaventura Perissuti (1727-1808), che si adoperò per salvare i reliquiari e la Biblioteca Antoniana, insieme ai presidenti della Veneranda Arca e al popolo padovano: fu infatti pagato un riscatto di 62 mila lire, raccolte in fretta e furia. Le fonti primarie su questa brutta storia sono le memorie di Perissuti (pubblicate nel 1899) e i documenti dell’avvocato Gianmaria Piazza (conservati presso la Biblioteca Civica di Padova).
Le municipalità democratiche di Terraferma vietarono di inneggiare alla da poco scomparsa Repubblica di Venezia, ed è da ricordare l’uccisione di tre valorosi Veneti davanti alle arcate del Zocco, ritenuti colpevoli di aver gridato «VIVA SAN MARCO!», nonché la distruzione del Leone di San Marco in pietra, delle statue e del timpano della barchessa al Zocco da parte dei militari francesi. Furono più di 1000 i Leoni di San Marco in pietra eliminati o scalpellati in tutti gli ex-Domini Veneti, anche a Grisignano ogni fregio, bassorilievo o
dipinto murale che ricordassero il governo veneto fu cancellato.
I soldati francesi massacrarono moltissimi veneti, fucilando senza misericordia; oltre che nel Veronese, nel Bergamasco e nel Bresciano, molti di questi episodi ebbero luogo pure tra il Padovano e la provincia di Vicenza, dove i soldati stranieri repressero i tentativi di insorgenza ed esposero i condannati alla berlina con “metodi medievali”.
Nonostante la situazione critica sul territorio, la Fiera del Zocco ebbe comunque luogo; il 9 settembre 1797 Ottavia Negri Velo (1766-1814) scrive nel suo diario: «Domani la Comunità di Camisano ossia Municipalità assiste alla Fiera del Zocco col centrale Enrico Bissari».
Dopo mesi di occupazione (dall’aprile 1797 al gennaio 1798) a Grisignano, come nelle altre città venete, in base agli accordi del Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797), ai francesi subentrarono gli austriaci. Il 21 giugno 1798 la Deputazione rappresentante il Consiglio Generale di Padova «D’ordine della Regia Commissione Camerale di Venezia», decretò «che la Fiera del Zocco della Giurisdizione del N.H. f. Ferigo 4to Girolamo Priuli fù di f. Ferigo solita farsi ne’ tre giorni fissati dal Decreto II. Agosto 1685. Sia aperta secondo il consueto con tutti li Diritti, e Privilegi posseduti dal N.H. Ferigo Priuli 4to., e nella medesima forma, come fù in progressione eseguito, e come trovavasi all’Epoca 1796».
Austriaci e francesi si alternarono, anni terribili furono quelli del dominio napoleonico, e ne seguirono altri – non meno pesanti – sotto il governo del Regno Lombardo-Veneto, nato ufficialmente il 7 aprile 1815. Nel 1865 saltò l’annuale Fiera del Zocco; nel numero di martedì 5 settembre 1865 la Gazzetta Uffiziale di Venezia riporta che: «L’I.R. Commissariato distrettuale di Vicenza avvisa: Che per riguardi sanitari non ha luogo in quest’anno la così detta FIERA del ZOCCO nel Comune di Grisignano, ricorrente nei giorni 11,12 e
13 settembre.» secondo le disposizioni datate «Vicenza, 29 agosto 1865» dell’«I.R. Commissario distrettuale Dottor Zanardelli».
Nel 1866, con la terza guerra d’indipendenza, le Province Venete furono annesse al Regno d’Italia e nel 1867 fu adottato ufficialmente il toponimo Grisignano di Zocco. Anche in quell’anno la Fiera del Zocco non ebbe luogo; il giornale triestino Il Tergesto nell’edizione di martedì 3 settembre 1867 (n. 201, anno III) riporta che: «Il Prefetto di Vicenza annuncia che, per riguardi di pubblica salute, non avrà luogo quest’anno la Fiera del Zocco in Comune di Grisignano, e che vi sarebbero respinti tutti coloro, i quali vi si recassero per oggetti di commercio».
Il secondo Ottocento fu un tempo di cambiamento; secondo la relazione statistica del 1885: «L’antica fiera di Grisignano detta del Zocco, ricorrente ai primi di Settembre, benché in diminuzione da vari anni riguardo allo spaccio di merci e di derrate pure conserva ancora una certa importanza per commercio dei puledri e dei muli». Gli atti del Consiglio Provinciale di Vicenza del 1892 confermano che i compratori, soprattutto bergamaschi, venivano alla Fiera per fare «larga incetta di muli».
Durante la Prima Guerra Mondiale, nel maggio 1916, il generale Luigi Cadorna (1850-1928), trasferitosi sul Monte Berico per seguire più da vicino l’evolversi dell’offensiva nemica in corso, ordinò lo stanziamento del XXII corpo d’armata tra Grisignano di Zocco e Camisano (AA. VV., 1916. La spedizione punitiva, Gino Rossato Editore, Novale 2010).
Nel 1918 Ernest Hemingway (1899-1961) arrivò nel Veneto come volontario della croce rossa internazionale, inizialmente di stanza a Schio (AA. VV., Il Veneto di Hemingway, 2011); stando ai racconti dei precedenti proprietari, quando era in licenza, sostò per alcuni giorni presso la locanda Al Zocco. Il famoso romanziere espose i suoi ricordi sul Vicentino negli scritti di guerra che pubblicò nel giornale Toronto Star.
A meno di un’ora di strada dal Zocco, presso Ca’ Erizzo, a Bassano del Grappa, si può visitare il Museo Hemingway.
Gli abitanti di Grisignano, come il resto della Penisola, diedero il loro contributo alla Grande Guerra, se ne possono ricordare alcuni sfogliando i bollettini ufficiali.
– Ebbe la medaglia di bronzo «FORTUNA Giovanni, da Grisignano di Zocco, frazione Poiana (Vicenza) soldato reggimento genio n 2925 matricola.», egli «Si offriva volontariamente a far parte di una squadra incaricata del brillamento di tubi esplosivi, per praticare alcuni buchi in un reticolato nemico. Riusciva nell’intento e rimaneva ferito. Col di Lana, 17-18 aprile 1916».
– «FUREGON Antonio, da Grisignano di Zocco (Vicenza), caporale maggiore reggimento bersaglieri, si offriva volontario anche nei più critici momenti per osservare le mosse dell’avversario, riuscendo così di efficace aiuto al comando. – Monfalcone, 15-17 maggio 1916.»
– Medaglia d’argento fu: «CANDIAN Silvio, da Grisignano di Zocco (Vicenza), sergente reggimento fanteria, n. 34833 matricola. – Comandante di plotone, guidava i suoi uomini, con slancio ed energia ammirabili, all’assalto di una forte posizione nemica. Resistendo imperterrito ai furiosi contrattacchi dell’avversario, tenne il suo posto d’onore, finché cadde ferito. Carso (Quota 241 235), 23-27 maggio 1917».
– Ebbe la croce di guerra al valor militare «FERRETTO Giorgio, da Grisignano di Zocco (Vicenza), allievo ufficiale 79 reggimento fanteria. – Comandante di squadra, durante improvviso violento attacco tentato di notte dal nemico contro le posizioni tenute dalla sua compagnia, spiegò calma e coraggio non comune, accorrendo dove maggiore era il pericolo e contribuendo efficacemente a respingere il nemico ed a mantenere il possesso della posizione. – Malga-Pioverna Alta (Altipiano di Folgaria), 9 ottobre 1915)».
– E ricevette la croce al merito di guerra «PERTEGATO Giuseppe, da Grisignano di Zocco (Vicenza), caporale 44 reggimento artiglieria campagna (M. M.), n. 3221 matricola. (Maserada [sul] Piave, 15 giugno 1918)».
Nel 1944, per alcuni mesi, la barchessa del Zocco fu adibita a presidio militare nazista e fu un centro strategico per i soldati tedeschi acquartierati sul territorio. La zona era molto pericolosa, soprattutto per i partigiani. Durante un restauro sono stati trovati alcuni oggetti appartenuti ai Tedeschi oltre al disegno di una grande bandiera nazista eseguito su un muro (che in seguito è stato eliminato su richiesta dei proprietari della struttura).
Un altro importante ritrovamento avvenuto durante il restauro dell’edificio è la scritta rinvenuta su una trave del granaio: «aqui se paro San Ignacio Lopez de Loyola ora pro nobis».
La scritta sulla trave.
All’alba del miracolo economico la Fiera del Zocco era ancora fortemente legata al mondo agricolo e alla compravendita del bestiame, soprattutto dei cavalli. Con il progressivo mutamento, a partire dagli anni Sessanta e Settanta questa funzione centrale ha iniziato a ridursi. L’annuale ritrovo si è quindi trasformato gradualmente, affiancando al mercato tradizionale nuove attività commerciali ed espositive. Sono stati introdotti spettacoli, iniziative ricreative e spazi dedicati all’artigianato e al tempo libero.
In questo modo, evolvendosi, la fiera si è riconfermata un grande evento popolare. Una volta a Grisignano se occorreva acquistare qualche prodotto particolare per la casa si attendeva direttamente la Fiera, che era più di una grande sagra.
Dal 1968 al 1990, nella sala del ristorante detta di Montecitorio vennero decisi alcuni tra i più grandi scioperi nazionali e regionali d’Italia. Il ristorante al Zocco era punto d’incontro dei vari sindacati CGIL CISL UIL. Tra i protagonisti di quel periodo si ricordano Pierre Carniti (1936-2018), Giorgio Lama (1921-1996), Bruno Oboe (1940-1917) e Luciano Violante.
Sofia Loren al Zocco.
Infine, come non rammentare i film girati qui a Grisignano, come La moglie del Prete (1971) con Sofia Loren e Marcello Mastroianni (1924-1996), e come si può scordare Ugo Tognazzi (1922-1990) che mangiò al Zocco durante le riprese de Il Commissario Pepe (1969).
Vittorio Salvetti.
Varie personalità della politica, della cultura e dello spettacolo hanno fatto tappa Al Zocco per gustare poenta e baccalà e i bigoi. Tra i molti citiamo Vittorio Salvetti (1937-1998), vero appassionato del locale, dove “intuì” il Festivalbar proprio dal successo del jukebox del Zocco (negli anni ‘60 arrivavano qui decine di pullman di giovani per sentire le canzoni), Dario Fo (1926-2016), Charles Aznavour (1924-2018), Mariano Rumor (1915-1990), Gianni Agnelli (1921-2003), Raffaella Carrà (1943-2021).
Il Ristorante Al Zocco è da sempre punto di riferimento anche per gli studenti dell’Università di Padova, scelto per festeggiare il coronamento del proprio percorso di studi. Durante un periodo di chiusura per restauro del famosissimo Caffè Pedrocchi di Padova, le tradizionali cene delle matricole vennero spostate proprio nei locali del Ristorante Al Zocco.
E la storia prosegue…
Foto del gruppo corale EL SOCO, uno dei più importanti e conosciuti del Veneto,
in concerto nella Basilica della Madonna di Loreto (2006)
Alessandro Rossi, poeta dialettale vissuto a Grisignano di Zocco (1920-1992)










