La Torre Rossa di Bevadoro: ipotesi su un’origine templare di una fortificazione attribuita a Ezzelino da Romano

La Torre Rossa
Una torre di confine e la sua tradizione
Nell’angolo nord-occidentale del territorio di Bevadoro, frazione oggi del comune di Campodoro, sorge un manufatto turriforme che ha lasciato il proprio nome a una frazione vicina, Torrerossa, e che la tradizione locale attribuisce a Ezzelino III da Romano, il signore che dominò la Marca trevigiana nella prima metà del Duecento. La torre si colloca esattamente sul corso del fiume Ceresone, a ridosso del confine che per secoli separò i contadi di Padova e di Vicenza: un tratto di frontiera storicamente conteso, teatro di scontri già sul finire del XII secolo, quando nel 1198 le truppe padovane rasero al suolo il vicino castello di Camisano, di appartenenza vicentina. Lungo lo stesso asse del Ceresone correva inoltre una via di transumanza che collegava gli altipiani al territorio di Bevador, aggiungendo alla posizione della torre un ulteriore valore strategico, di controllo tanto militare quanto economico del transito.
L’attribuzione a Ezzelino da Romano, tramandata dalla storiografia locale e ripresa nella toponomastica corrente, non è mai stata, per quanto risulta, oggetto di una verifica archeologica o documentaria specificamente dedicata alla struttura di Bevadoro. È un’attribuzione di tipo tradizionale, del genere assai diffuso nella regione veneta per qualunque manufatto fortificato di origine incerta collocato in un’area un tempo soggetta al dominio dei da Romano.
Il problema cronologico dell’attribuzione ezzeliniana
Ezzelino III da Romano nacque a Tombolo il 25 aprile 1194 e morì il 7 ottobre 1259; la sua fase di dominio effettivo sul territorio, esercitata attraverso le podesterie di Verona, Vicenza e Padova, si colloca cronologicamente tra la seconda metà degli anni Venti e il 1259. Se il nucleo della torre di Bevadoro risale
effettivamente, come vuole la tradizione locale, al XII secolo — dunque a un’epoca anteriore o al più coeva alla nascita stessa di Ezzelino — l’idea che la struttura sia stata da lui eretta ex novo risulta cronologicamente insostenibile in senso stretto.
Questa tensione cronologica non è un caso isolato nella toponomastica fortificata del Veneto. Il Torrione di Porta Castello a Vicenza, oggi tra gli edifici storici più imponenti della città, è sorto nel XII secolo come semplice casa-torre e fu solo “ampliato da Ezzelino da Romano” nel secolo successivo, prima di essere abbattuto alla caduta del tiranno e ricostruito più tardi in forme scaligere: un caso in cui la tradizione, correttamente, distingue un nucleo duecentesco anteriore da un intervento ezzeliniano di rifunzionalizzazione. La Torre Mozza di Altivole, nel Trevigiano, è definita dalle fonti di tutela solo di
“probabile origine ezzeliniana”, usata “probabilmente” come vedetta dal signore della Marca: un’attribuzione dichiaratamente incerta, non un dato accertato. Ancora più istruttivo è il caso della cosiddetta Torre di Ezzelino a Padova, presso Ponte Molino, che reca murata una lapide ottocentesca secondo cui la struttura sarebbe stata eretta dallo stesso Ezzelino nel 1250 con le pietre di edifici da lui stesso distrutti: una tradizione tanto precisa quanto, secondo la storiografia locale più avvertita, del tutto priva di riscontro documentario. Il quadro che emerge da questi confronti è quello di una regione in cui il nome di Ezzelino tende ad attrarre, per la sua stessa fama, l’attribuzione di qualunque struttura fortificata di datazione incerta — indipendentemente dal fatto che la costruzione materiale gli sia davvero riconducibile.
Il territorio: dalla donazione vicentina del 1187 al feudo templare
Il territorio in cui la torre si colloca ha una storia documentata che precede di qualche decennio l’ascesa di Ezzelino. Nel 1187 il Vescovo di Vicenza fece una donazione ai templari, che costituì il nucleo originario di quello che sarebbe diventato, nei secoli successivi, il possesso della villa di Bevador: un feudo di cui i Cavalieri di San Giovanni ereditarono la titolarità solo dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio, decretata nel 1312. Il territorio donato si estendeva precisamente lungo quella fascia di confine tra i contadi di Padova e di Vicenza che, come si è visto, fu per tutto il pieno medioevo zona di attrito e di ripetute ostilità tra le due città.
Un feudo di frontiera acquisito da un ordine militare-religioso nel 1187, dunque, coincide cronologicamente e geograficamente con l’area in cui sorge una torre che la tradizione vuole di origine duecentesca o addirittura anteriore. È una coincidenza che merita di essere esplorata, perché gli ordini militari come quello del Tempio non si limitavano, nei propri possedimenti, alla sola gestione agricola dei fondi: le loro case, o domus, includevano frequentemente strutture di carattere difensivo, specie nei siti di confine o lungo le vie di comunicazione più sensibili, secondo un modello ben documentato dalla storiografia archeologica dedicata alle precettorie templari e giovannite in altre regioni d’Europa.
Un’impotesi alternativa: la torre come presidio templare di confine
Alla luce di questi elementi, è lecito avanzare un’ipotesi alternativa a quella tradizionale: che la torre oggi nota come Torre Rossa sia stata realizzata, o comunque utilizzata fin dalle proprie origini, dagli stessi templari come presidio a guardia del margine occidentale del feudo appena ricevuto dal vescovo di Vicenza — una torre di vedetta e di controllo, coerente con la funzione generale che l’architettura militare del pieno medioevo attribuiva alle costruzioni isolate di questo tipo: pianta ristretta, spesso quadrangolare, suddivisione interna su più piani, funzione primaria di osservazione e di difesa avanzata più che di residenza. In un territorio conteso come quello tra Padova e Vicenza, e su un asse che era insieme confine politico e via di transito per la transumanza, un presidio fisso di questo genere avrebbe risposto a un’esigenza reale e immediata per l’ordine che aveva appena ricevuto in dono quelle terre.
In questa lettura, l’intervento di Ezzelino da Romano, se davvero ebbe luogo, non sarebbe stato l’atto fondativo della torre, ma un suo successivo utilizzo o rafforzamento nel corso delle proprie campagne di dominio sulla Marca, cinquant’anni o più dopo la donazione templare — esattamente il tipo di sovrapposizione cronologica già documentata per il Torrione di Porta Castello a Vicenza. La fama del tiranno, nella memoria collettiva successiva, avrebbe finito per assorbire e cancellare la fase templare più antica, lasciando sopravvivere solo il nome più celebre.
Una tradizione da verificare, non da smentire
L’ipotesi qui avanzata non pretende di sostituire integralmente la tradizione che lega la Torre Rossa a Ezzelino da Romano, quanto piuttosto di collocarla correttamente nel tempo: una possibile origine templare, legata alla donazione del 1187 e alla necessità di presidiare un confine caldo fin dalla fine del XII secolo, seguita da un uso o un rafforzamento ezzeliniano nella prima metà del secolo successivo, durante la fase di massima espansione del dominio dei da Romano sul territorio padovano e vicentino. Si tratta, allo stato attuale, di un’ipotesi di lavoro che nessuna fonte finora nota conferma o smentisce in modo diretto per la specifica struttura di Bevadoro. Una sua verifica richiederebbe un’analisi diretta della fabbrica muraria superstite — tecniche costruttive, tipologia dei materiali, eventuali fasi costruttive sovrapposte riconoscibili nell’elevato — oltre a uno spoglio sistematico della documentazione archivistica relativa alla domus templare di Bevador nei decenni immediatamente successivi alla donazione vescovile del 1187. In assenza di tali verifiche, l’ipotesi resta un invito a leggere con maggiore cautela critica un’attribuzione tradizionale che, come i casi paralleli qui esaminati dimostrano, nella toponomastica fortificata del Veneto è spesso meno salda di quanto la sua diffusione popolare lasci credere.
Nicola Pezzella
2026
Bibliografia:
– Fondo per l’Ambiente Italiano, scheda "Torre Mozza o di Ezzelino", Altivole (Treviso).
– Gerrard, Christopher, Paisaje y señorío: la casa conventual de Ambel (Zaragoza). Arqueología, arquitectura
e historia de las órdenes religiosas del Temple y del Hospital, Zaragoza, Institución Fernando el Católico,
2003.
– “Ponte Molino e dintorni“, Padovando, 11 aprile 2013.
Simonetti, Remy, Ezzelino da Romano, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 88, Roma, Istituto della
Enciclopedia Italiana, 2017.
– Torrione di Porta Castello, Vicenza, scheda del museo