Un tesoro dei templari a Grisignano?

 

Ipotesi su due documenti
Due documenti del processo ai templari sembrano collocare nel Veneto la fuga di un gruppo di templari francesi, con gran parte del tesoro dell’ordine. L’amica Sabina Marineo, nel suo Il Serpente Rosso (Venexia ed. 2013), ha accuratamente esaminato due documenti ufficiali dell’epoca del processo ai templari (1307- 1312). L’aspetto più importante del suo lavoro è stato di aver confrontato due fonti indipendenti l’una dall’altra, ricavandone una lista di nomi di templari fuggitivi, riconoscendo gli elenchi come perfettamente coincidenti. Sono poi intervenuto per riesaminare i due documenti originali, identificando nella località veneta di Grisignano di Zocco una delle mete dei Templari in fuga. Ho già pubblicato sulla rivista Hera di Adriano Forgione un articolo dedicato all’argomento, in questa sede riproporrò l’argomento.

 

I graffiti di Chinon, attribuiti ai templari, e i loro possibili messaggi segreti

 

I due documenti in questione sono:
1) la deposizione processuale del Templare Jean de Chalons della mansio di Nemours (Register Avignonensis, Benedictus XII, 48, folio 448-451, Archivio Segreto Vaticano);
2) una lista con i nomi dei Templari fuggitivi ricavata dalla corrispondenza tra Clemente V e il re Filippo il Bello (manoscritto numero 10919, folio 84 verso, Biblioteca Nazionale di Parigi).
All’atto pratico, la mia ipotesi è che Hugues de Pairaud (o Pérraud) avrebbe organizzato, prima di essere arrestato, il trasporto di gran parte del tesoro dell’Ordine in una zona dell’attuale Regione Veneto e precisamente nella località di «Grisignan, vers la comte de Veneti(e)». Pairaud, secondo in carica nell’Ordine dopo il Gran Maestro de Molay, conosceva le commanderie di mezza Europa, essendo in grado di rintracciare i luoghi più sicuri e lontani dal Re di Francia. Grisignan quindi: il nome del paese in quanto tale compare nelle mappe del ‘500 e del ‘600, modificandosi in seguito come Grisignano e poi come Grisignano di Zocco (nell’attuale provincia di Vicenza). Zocco sta per ceppo d’albero, poiché, secondo la tradizione, un ceppo fu sede di una Apparizione Mariana del 1267 (documentabile come una delle prime del nord-est d’Italia). Una mia accurata ricerca topografica in territorio europeo non ha portato ad identificare altre località con tale nome. Nel suo articolo Grisignana d’Istria. Notizie storiche (località divenuta dominio veneziano nel 1358), lo storico istriano Giovanni Vesnaver scrive: «Dietalmo [Reifenberg] figlio di Volchero morto nel 1295, possedeva una parte di bosco situato nel Comune di Grisignana, i confini del quale erano da una parte le ville del conte Enrico Lazara e Visanez, quindi Nigrignano, un’acqua detta Basina e Santa Maria di Campo. Meno il ruscello Basina e la villa Visanez, sono conosciuti oggi i siti indicati nel documento. Nigrignano sta sul Monte Formento presso la chiesa diruta di S. Croce, tre miglia ad occidente di Visinada; Santa Maria di Campo, già abbazia dei Templari e poi convento di Francescani, un miglio a ponente di Visinada […]» (Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria, 1887). Sono stato anche lì, ma non era la pista giusta. La località vicentina di Grisignano è circondata, come vedremo, da 4 commende templari.
Grisignano di Zocco già nel Duecento ospitava un’importante fiera commerciale, molto nota nel nord Italia. Era famosa per il commercio del bestiame, specialmente dei cavalli; anzi, sembra che il prezzo degli equini del nord per l’annata venisse deciso in sede di tale fiera. A Grisignano c’è un luogo particolarmente importante che si lega alla storia della fiera: è l’attuale Ristorante al Zocco. La fiera, infatti, nacque e si sviluppò proprio nell’area compresa tra questa antica locanda e la chiesetta di Santa Maria del Zocco, situata nell’attuale comune di Arlesega. La fiera è iniziata dopo l’apparizione della Madonna, avvenuta poco distante, sopra un “zocco di legno” nel 1267. Ipotizzo che negli intenti di Hugues de Pairaud, secondo in carica (dopo il Gran Maestro Jacques de Molay) e Visitatore del Tempio, quindi buon conoscitore della posizione e della logistica delle commende europee, quel territorio agricolo e mercantile dovesse ben prestarsi a ricevere dei templari fuggiaschi con una cospicua parte del tesoro e degli oggetti sacri dell’Ordine. Bisognava allontanarsi dalle grandi città, ma nel contempo era opportuno non isolarsi completamente per tentare di ridare vita a nuove iniziative. Il tutto poteva avvenire grazie all’intervento di suo nipote Hugues de Chalons, accompagnato da altri Cavalieri in fuga, dei quali possediamo le precise generalità. Hugues de Pairaud, d’altra parte, non finì al rogo come il Gran Maestro de Molay, ma in seguito alla condanna e alla prigionia nella torre del Castello di Chinon, morì dopo il 1321 nelle segrete di Montlhéry.
Il tesoro dell’Ordine avrebbe potuto, in parte, essere investito nelle famose fiere di Grisignan, paese circondato da ben quattro importanti commende templari (Bevadoro, Padova, Vicenza e Villaga) a meno di mezza giornata di cavallo. Anzi la località di Bevadoro, distante circa otto chilometri, poteva essere identificata quale Grisignan stessa, così mi suggerisce l’amico Nicola Pezzella, direttore di Hera magazine.
Grisignano entrò a far parte dei dominii veneti nel 1404, ma nel documento che cito si legge «a Grisignan vers la conte de Veneti», quindi vicino alla “contea dei Veneziani”, ossia il territorio veneziano. Teniamo presente che, per tutto il medioevo e fino al Settecento, “veneti” era sinonimo di “veneziani”.
Correttamente, quindi, Grisignano non viene indicata come territorio veneziano, ma come località vicina ai possedimenti della Repubblica di Venezia (ne diventerà parte in seguito, appunto, dal 1404).
Per puntualizzare, le prove in nostro possesso per l’identificazione del luogo sono:
1) un documento dei primi del Trecento scritto in latino, è la deposizione processuale di Jean di Chalons della magione di Nemours. Seppur gravata delle sue parti più soggette all’uso della tortura dei poveri accusati, sinteticamente possiamo ricavare la seguente saliente informazione: «[…] et frater Hugo de
Cabilone fugiit cum toto thesauro fratris Hugonis de Peraudo […]». Tradotto: il fratello Hugues de Chalons (Cabilone), nipote del Visitatore fuggì con tutto il cospicuo tesoro dello zio, Hugues de Pairaud (Register Avignonensis, Benedictus XII, 48, folio 448-451, Archivio Segreto Vaticano).
2) un secondo documento, scritto in francese della prima decade del Trecento, presenta una lista dettagliata di nomi di fuggitivi tratta dalla corrispondenza tra Clemente V e Filippo il Bello «[…] Ce sont les noms des frères qui se sont enfuis: Frère Richard de Montcler, fils de la sœur de monseigneur Fogue de Rigni, et séjour dans la marche d’Allemagne, dans le comté de Montbéliard; de même, Clarembaut de Conflans, séjournant avec le dit frère Richard; de même frère Renaud de la Foillie, tous Bourguignons. Frère Guillaume de Lins; frère Hugues de Châlon; frère Hugues d’Aray; Frère Baraus, commandeur du Puy; Frère Géraudon, fils de monseigneur Géraud de Chateauneuf, séjournant à Grisignan près du comté de Venéti(e); frère Gérard de Villers qui est armé avec 40 frères; frère Humbert Blanc qui est en Angleterre ; frère Adam de Wallaincourt; frère Pierre de Boucli, dans la marche d’Allemagne» (Rapport de police des officiers du roi. Bibliothèque Nationale de France, ms lat. 10919, folio 84, verso).
Come si può notare, questa diaspora di Cavalieri è avvenuta verso la Germania, verso l’Inghilterra e verso il territorio dell’attuale Regione Veneto (il nome della regione storica sarebbe «la Venezia», ma è inopportuno in questa sede rischiare di creare confusione con la città lagunare), forse col preciso intento di
costituire delle alternative di fuga con allontanamento da Parigi. Naturalmente al seguito dovevano esserci, oltre che cospicui fondi di denaro e oggetti sacri e preziosi, anche documenti con precise consegne e direttive d’azione.
È possibile ipotizzare che tali consegne potessero riguardare la rifondazione dell’Ordine sotto mentite spoglie o sotto altre affiliazioni. Verrebbe spontaneo pensare che il rivolo diretto verso l’Inghilterra abbia potuto dare origine a corporazioni poi trasformatesi nella massoneria di rito scozzese. I fuggiaschi in Germania avrebbero potuto costituire il nucleo iniziale per il futuro sviluppo del movimento rosacroce. La fuga a Grisignano avrebbe potuto anche finanziare e rimpolpare la presenza dei templari di alto rango dell’isola veneziana di San Giorgio in Alga, da sempre considerata quale approdo dei crociati che giungevano con le grandi Galee e che non potevano accedere direttamente in città. Secondo antiche tradizioni, anche San Giorgio in Alga avrebbe nascosto parte del tesoro con preziosissimi documenti dell’Ordine. Sarà un caso ma qui sorse la Confraternita dei Canonici regolari di San Giorgio in Alga che numerosi cardinali e due Papi diede alla Chiesa. Che ci sia stato il coinvolgimento dei Templari fuggiaschi?

 

La possibile mappa del tesoro dei templari

 

Alti dignitari templari furono, per almeno un anno, rinchiusi nel castello di Chinon e in particolare nel torrione di Coudray. Erano il Gran Maestro, Jacques de Molay, con figure di spicco come Rimbaud de Caron, il “Visitatore d’Occidente” Hugues de Pairaud, Geoffroy de Gonneville e Geoffroy de Charny accompagnati da due fratelli servitori. Con l’incriminazione dell’Ordine, Clemente V si riservò il giudizio di questi alti dignitari e poiché il Papa si trovava allora a Poitiers, il re Filippo il Bello fu incaricato di far condurre al Pontefice i templari per poter svolgere efficacemente l’interrogatorio. Questi non raggiungeranno mai la destinazione prevista, anzi arriveranno inopinatamente al castello di Chinon a metà agosto 1308.
Ma perché questa variazione di programmi? Si sa che alcuni degli accusati erano malati e non potevano cavalcare e si è anche affermato che non ci fossero altri mezzi per trasportarli, questo è ovviamente poco credibile. Alcuni storici ritengono che Filippo il Bello non abbia voluto l’incontro tra il Papa Clemente V e i prigionieri, ormai sicuri di poter parlare senza timore. Rinchiusi in questa angusta torre i dignitari Templari avrebbero avuto materialmente il tempo e il desiderio di lasciare un ricordo per i posteri e magari un enigmatico messaggio cifrato, a chi avrebbero desiderato raggiungere maggiormente. Per questo sui muri della torre di prigionia sono presenti innumerevoli strani graffiti, a volte bistrattati dagli accademici: essi ci raccontano di una storia mai scritta e sovente messa in discussione. Infatti gli studiosi si dividono equamente in scettici e possibilisti della loro attribuzione all’ordine. Tra i fautori della origine templare dei graffiti ci sono ad esempio Louis Charbonneau Lassay, Regine Pernoud (“la belle inscription je requiers à Dieu pardon, les croix, les personages divers gravés dans la pierre sont bien ceux que dessiner des prisonniers a l’époque de Philippe le Bel”) e Anna Giacomini, alla quale sono grandemente debitore. Io per tentare di attribuire con un margine di certezza i graffiti a mani templari voglio usare un metodo semplice e ovvio applicato ai rilievi fatti nel 1969 da Raymond Mauny nelle sue tavole, periodo nel quale i tratti risultavano più leggibili di ora. Praticamente per confrontare i simboli, utilizzo l’iconografia sicuramente appartenuta ai cavalieri, cioè quella presente nelle loro chiese, da me visitate a decine negli anni, e quella molto peculiare dei loro sigilli. Quindi quando noto nella loro Bolla Magistrale, gli scudi dei famosi due templari in groppa a un solo cavallo con la presenza dell’escarboucle o stella a otto raggi, non posso far a meno di paragonarli allo scudo che è rappresentato a fianco dello strano cavaliere dei graffiti di Chinon. Lo stesso tipico segno compare pure sullo scudo di una sepoltura di un templare della magione francese di Roche en Clouè (Vienne) e curiosamente appare sull’unico scudo che ricopre i due gemelli scolpiti nella cattedrale di Chartres, a detta di tanti studiosi allegoria dei templari.
Altri simboli presenti nei sigilli che compaiono pure a Chinon sono i gigli di Francia, sia in scudo che liberi, teste mozzate forse a ricordare Giovanni Battista, cavalieri con lancia, elmo e la tipica croce “patée fiché”. In particolar modo due tipologie di sigillo hanno attirato la mia attenzione: il primo è quello del Visitatore Hugues de Pairaud, menzionato come prigioniero a Chinon. Il sigillo è il tipo classico dei due templari in groppa ad un solo cavallo ma che brandiscono una sola lancia per due e piccoli scudi triangolari, uno recante la croce patée ed uno la croce fiché. Un graffito ricorda in parte questa scena, presentando anch’esso due cavalieri vestiti di tutto punto e che sembrano appena scesi da cavallo. Essi portano stranamente una sola lancia ed un solo scudo triangolare. Mi son fatto l’idea che il secondo cavaliere sia proprio Hugues de Pairaud che abbia voluto incidere per i posteri una precisa storia lui riguardante. Il secondo sigillo templare che ho preso in esame è ancora più calzante per il confronto con alcuni graffiti. Si tratta di quello di Frere Simon, commendatario del Tempio di Parigi e quindi certamente noto ai prigionieri di Chinon. Il sigillo, come altri esemplari, presenta incisa una testa deposta su di un piatto e affiancata alla sua destra, da una stella a sei punte, certamente indicante la testa di Giovanni Battista martirizzato: iconograficamente molto raro e non rappresentato da altri ordini religiosi. Orbene, tra i graffiti di Chinon la testa stilizzata sul piatto con affiancata a destra la stella a sei punte è con grande sorpresa presente: queste non possono essere solo fortuite coincidenze. Per quanto concerne la tecnica di stesura dei glifi, la compianta prof. Anna Giacomini osservava che la notevole altezza di posizione dei graffiti di Chinon era volontà dei templari, desiderosi che questi giungessero ai posteri intonsi e non vandalizzati. Ciò a testimonianza dell’importanza del messaggio contenuto. La studiosa evidenziava come una mano sicura, da dotto o da amanuense, doveva aver inciso i glifi antichi e originali, con stesura di volute grafiche affatto incerta (da notare la composita A gotica molto simile a quella presente nel famoso quadrante circolare della cappella di Cressac che, secondo la Giacomini, rappresenta il “Sator” criptografato). Un altro simbolo ripetutamente inciso a Chinon è la “Croce del Calvario”, croce posta sopra una serie di gradoni, generalmente quattro o tre, o sopra un triangolo, o sopra un cumulo di pietre. Spesso compare esternamente nelle absidi o nei muri interni delle cappelle Templari; nella chiesa francese di Montsaunes è affrescata sul soffitto, nel contesto di una straordinaria serie di simboli comprendente anche il “fiore della vita”. Nel tempo la “Croce del Calvario” è diventata il sinonimo di tesoro nascosto per una ragione ben precisa e suggestiva. Dal 578 dopo Cristo essa compariva nel verso del Bisante o Solido d’oro massiccio dell’Imperatore Tiberio II Costantino e nei secoli nelle monete dei sovrani bizantini a lui succeduti. Sembrerebbe che la sua origine fosse dovuta all’innalzamento da parte di Tiberio di una gigantesca croce preziosa in cima al Golgotha. Questo simbolo nell’immaginario collettivo ha attraversato poi i secoli andando a indicare monete e preziosi accuratamente nascosti. Sino ai primi secoli del 1000, il bisante con la Croce del Calvario è stata praticamente la sola moneta d’oro a circolare in occidente! È da rilevare che i possessori di tali monete d’oro erano molto pochi, appartenenti ai ceti più abbienti. La maggioranza della popolazione ignorava l’esistenza e il significato di tale simbolo, quindi solamente una elité poteva occultare i suoi tesoretti indicandone cripticamente la presenza. È suggestivo osservare come tale glifo risulti tuttora inciso nelle porticine a meccanismo segreto dei secrétaires d’antiquariato.

 

Nei numerosi reperti e simboli templari da me esaminati in quarant’anni di studi e ricerche sul campo, ho potuto constatare come i cavalieri fossero ripetitivi ed essenziali nelle loro espressioni iconografiche. Un semplice glifo per loro poteva esprimere un concetto o un messaggio molto più complesso. Per questo motivo ritengo che il disegno molto schematico che si trova all’estrema sinistra del pannello dei graffiti possa essere una specie di “mappa del tesoro”. Notando il quadrante composto da una triplice cinta rotonda con inscritta una croce patente, non si può far a meno di considerarla quale una rosa dei venti dotata dei punti cardinali di orientamento. In posizione EST, SUD-EST si può osservare, sebbene consunta, una Croce del Calvario, possibile segnale di tesoro. Tale simbolo sembra ribadito dalla freccia che trapassa un piccolo triangolo (cuore?) che presenta alla sua sommità una specie di quadrifoglio. Il tutto è completato dalla Stella di David o Magen David con venti puntini disposti, in parte, in modo asimmetrico. Ci troviamo forse davanti a una mappa che ci segnala la presenza di un tesoro in una precisa località geografica? Magari proprio Grisignan? Naturalmente siamo nel campo delle ipotesi e non voglio assolutamente considerare questo disegno quale documento di rilevanza storica assoluta. Il mio vuole essere unicamente uno stimolo per gli amici lettori e ricercatori, affinché diano un loro contributo alla spiegazione di questo curioso graffito. Poco è rimasto a Grisignan e zone limitrofe di utile per la nostra ricerca per valenza storica e architettonica, nel 1513 il paese è stato quasi del tutto distrutto dai nemici dei veneziani. Segnalo l’antica Locanda del Zocco attorno alla quale ha preso vita la Fiera del Zocco. Posso ricordare, molto rimaneggiata nel tempo, la chiesetta che identifica l’antico luogo di Apparizione della Madonna. Essa ha forse inglobato un capitello sorto sul “socco” del Sacro Sito: sarebbe interessante che le Pro Loco e gli studiosi di Grisignano e Arlesega potessero intraprendere un accurato tentativo di ricerca!

 

La presunta mappa che potrebbe essere stata incisa da Hugues de Pairaud

 

Maurizio Caruso
04/10/2026
 
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